Intervista - "fare design è più una moda che una passione"
Nome Cognome: Stefano Merlo
Formazione:Design del prodotto e della comunicazione
Riconoscimenti:
2011 - Plantae - Menzione d'onore al "6th Outdoor Furniture Contest" indetto da Gandia Blasco.
2010 - Chimenea - Primo premio al "5th Outdoor Furniture Contest" indetto da Gandia Blasco.
2008 - Hugo Create poster - Selezionato e pubblicato nei “Top 100 designs of the year“ da HugoCreate / HUGO Fragrances.
Energy Bucket e Scratch-me - Progetti selezionati al concorso "Bright Led" indetto da DesignBoom.
2007 - Blade of Grass - Primo premio al "2nd Outdoor Furniture Contest" indetto da Gandia Blasco.
Esperienze lavorative:
2009/2011 - Assistente universitario presso la facoltà di Design della Libera Università di Bolzano.
2009 - Designer grafico presso la Heart Mind Creativity di Bolzano, lavorando per brand come Itas Assicurazioni e Speedo Italia.
dal 2008 - Designer Freelance nel campo del prodotto e della grafica, esponendo in mostre internazionali come "YDMI for Europe" alla fiera Abitare il Tempo di Verona, "D3 Design talents" alla IMM Cologne (DE), "Tabula Rara" allo Spazio Rossana Orlandi, "Design Biennale di Gwangju" (Korea del Sud) e alla mostra “The Design and the Nature” commissionata da L'Uomo Vogue e Yamamay alla Galleria Cardi di Milano.
Impiego attuale: Designer indipendente - http://www.stefanomerlo.com

10 Domande
1. Raccontaci il tuo progetto più riuscito?
Al momento, il mio progetto più riuscito è stato forse Energy Bucket, anche se è fermo allo stadio di prototipazione, ha però registrato un successo di stampa notevole, l’hanno pubblicato in diverse riviste e libri di tutto il mondo ed è stato pure presentato in una trasmissione televisiva di settore oltreoceano.
Non è forse il mio progetto più riuscito dal punto di vista della bellezza ed eleganza delle forme, ma sicuramente è stato un prodotto/concetto molto diretto nelle sue intenzioni e nel comunicare il messaggio, con forme semplici e comuni ma proprio per questo vicine alle persone, come il semplice fatto di utilizzare un banale secchio per “raccogliere” e “trasportare” ovunque energia e quindi luce direttamente dal sole. Il suo utilizzo inoltre, simboleggia in forma molto semplice lo sforzo e la parte che ognuno di noi deve fare per l'ambiente, per avere in cambio energia pulita.
2. Quando inizi un nuovo progetto, da cosa parti?
Ogni mio progetto comincia con un bisogno, un problema o più semplicemente una richiesta da parte di un committente. La fase fondamentale è forse quella di capire a fondo il problema di partenza, analizzarlo e raccogliere il maggior numero di informazioni.
Dopo questa prima fase comincio a guardarmi in giro per cercare delle soluzioni già esistenti al problema e in questo la natura ha sempre molto da insegnarci. Non a caso mi sto appassionando sempre più alla “Biomimicry”, termine inglese che indica appunto l'esaminare la natura, i suoi processi, materiali, modelli e sistemi per poi cercare di emularli e prenderne ispirazione per risolvere problemi umani. Il resto poi si tratta di sviluppare diverse idee e soluzioni, perfezionando le forme, e selezionando materiali e colori adatti.
Libro fondamentale sul tema e di grandissimo aiuto su come svolgere un progetto è stato “Da cosa nasce cosa” di Bruno Munari.
3. Che importanza hanno nella tua progettazione materiali e componenti?
Materiali e componenti sono importantissimi, e possono essere un punto di inizio o dettaglio finale fondamentale per ogni progetto.
A volte è il materiale stesso che imponendo certi limiti spinge il progetto in una determinata direzione, mentre altre volte sono le caratteristiche estetiche o funzionali del materiale che completano o ispirano forma e funzione finale del progetto.
4. Sai costruire materialmente i prodotti che progetti?
Molti dei miei progetti ho avuto la fortuna di potermeli costruire nelle varie officine, per altri invece, dove anche la prototipazione richiederebbe macchinari e procedimenti complessi e costosi si ricorre al 3D.
5. Com’è nella tua esperienza il rapporto progettista-impresa in italia? E cosa lo renderebbe migliore?
Il rapporto progettista-impresa per i giovani designer penso sia un po' complesso e non ben regolamentato al momento. La cosa fondamentale per una buona riuscita è mettere sempre e comunque come priorità la passione in quello che si fa.
Una cosa molto attuale ed interessante, è che il significato di progettista ed impresa si stanno avvicinando sempre più, notando che molti progettisti sempre più spesso hanno una propria produzione. Questo indubbiamente alza la qualità e la cura nel prodotto finale.
6. Cosa fa di te un designer?
La grande curiosità per tutto e l'amore per il dettaglio.
7. Qual’è secondo te la maggiore difficoltà di fare Design oggi?
Secondo il mio punto di vista, la maggiore difficoltà di fare design oggi è forse proprio il poter fare design, ossia la mancanza della possibilità di maturare esperienza per i giovani designer, e per giovani, come accade all'estero ma non in Italia, intendo designer perlopiù neolaureati.
Oggi inoltre, design e designer sono parole eccessivamente abusate, ed oltre ad essere un problema che confonde molti utenti finali, fare design è divenuto più una moda che una passione.
8. Qual’è il prodotto/progettista che rappresenta il tuo ideale di Design?
Di progettisti che rappresentano il mio ideale e a cui mi ispiro ce ne sono diversi.
Naoto Fukasawa e Jasper Morrison per il loro stile “super normale” e pulito; Dieter Rams e Industrial Facility per la loro filosofia orientata al funzionalismo del “form follows function”, ma anche Luca Nichetto e i fratelli Bouroullec per il modo in cui utilizzano e fondono materiali e colori.
9. L’oggetto che possiedi a cui sei più legato?
Al momento, il libro della biografia di Steve Jobs scritto da Walter Isaacson.
10. Se dico Italia, cosa pensi?
In modo un po' superficiale penso subito a sole, mare e buon cibo…
Ma se penso ad Italia mi viene in mente soprattutto creatività, ricerca, cultura, artigianato, tradizione, coraggio e spirito imprenditoriale, che ultimamente stiamo un po' sottovalutando ma che dovremo invece rivalutare ed esserne orgogliosi.
Biografia:
Stefano Merlo nasce a Valdobbiadene (TV) nel 1985. Si laurea in Design e Arte presso la Libera Università di Bolzano nel 2008, la sua formazione si arricchisce con 6 mesi di Erasmus presso la Design Academy di Eindhoven, dove fa ritorno per un master post laurea.
Inizia la carriera lavorativa con diversi lavori di grafica, ai quali alterna la partecipazione a diversi concorsi che non hanno mancato di riconoscerne il talento; Stefano Merlo ha infatti vinto diversi premi internazionali di design: è stato premiato per 3 volte dalla spagnola Gandia Blasco con 2 premi e una menzione d'onore; nel 2008 arriva la selezione tra i migliori 100 design dell'anno secondo HugoCreate di HUGO fragrancies.
Ritorna poi all’università come assistente per due anni, attualmente lavora come designer di prodotto e comunicazione, esponendo in mostre internazionali come "YDMI for Europe" alla fiera Abitare il Tempo di Verona, "D3 Design talents" alla IMM Cologne (DE), "Tabula Rara" allo Spazio Rossana Orlandi, "Design Biennale di Gwangju" (Korea del Sud) e alla mostra “The Design and the Nature” commissionata da L'Uomo Vogue e Yamamay alla Galleria Cardi di Milano.
I suoi lavori sono pubblicati in libri e riviste di tutto il mondo, tra i quali Icon Magazine, L'Uomo Vogue, Vanity Fair, Eigen Huis & Interieur e Living Etc.
Formazione:Design del prodotto e della comunicazione
Riconoscimenti:
2011 - Plantae - Menzione d'onore al "6th Outdoor Furniture Contest" indetto da Gandia Blasco.
2010 - Chimenea - Primo premio al "5th Outdoor Furniture Contest" indetto da Gandia Blasco.
2008 - Hugo Create poster - Selezionato e pubblicato nei “Top 100 designs of the year“ da HugoCreate / HUGO Fragrances.
Energy Bucket e Scratch-me - Progetti selezionati al concorso "Bright Led" indetto da DesignBoom.
2007 - Blade of Grass - Primo premio al "2nd Outdoor Furniture Contest" indetto da Gandia Blasco.
Esperienze lavorative:
2009/2011 - Assistente universitario presso la facoltà di Design della Libera Università di Bolzano.
2009 - Designer grafico presso la Heart Mind Creativity di Bolzano, lavorando per brand come Itas Assicurazioni e Speedo Italia.
dal 2008 - Designer Freelance nel campo del prodotto e della grafica, esponendo in mostre internazionali come "YDMI for Europe" alla fiera Abitare il Tempo di Verona, "D3 Design talents" alla IMM Cologne (DE), "Tabula Rara" allo Spazio Rossana Orlandi, "Design Biennale di Gwangju" (Korea del Sud) e alla mostra “The Design and the Nature” commissionata da L'Uomo Vogue e Yamamay alla Galleria Cardi di Milano.
Impiego attuale: Designer indipendente - http://www.stefanomerlo.com
10 Domande
1. Raccontaci il tuo progetto più riuscito?
Al momento, il mio progetto più riuscito è stato forse Energy Bucket, anche se è fermo allo stadio di prototipazione, ha però registrato un successo di stampa notevole, l’hanno pubblicato in diverse riviste e libri di tutto il mondo ed è stato pure presentato in una trasmissione televisiva di settore oltreoceano.
Non è forse il mio progetto più riuscito dal punto di vista della bellezza ed eleganza delle forme, ma sicuramente è stato un prodotto/concetto molto diretto nelle sue intenzioni e nel comunicare il messaggio, con forme semplici e comuni ma proprio per questo vicine alle persone, come il semplice fatto di utilizzare un banale secchio per “raccogliere” e “trasportare” ovunque energia e quindi luce direttamente dal sole. Il suo utilizzo inoltre, simboleggia in forma molto semplice lo sforzo e la parte che ognuno di noi deve fare per l'ambiente, per avere in cambio energia pulita.
2. Quando inizi un nuovo progetto, da cosa parti?
Ogni mio progetto comincia con un bisogno, un problema o più semplicemente una richiesta da parte di un committente. La fase fondamentale è forse quella di capire a fondo il problema di partenza, analizzarlo e raccogliere il maggior numero di informazioni.
Dopo questa prima fase comincio a guardarmi in giro per cercare delle soluzioni già esistenti al problema e in questo la natura ha sempre molto da insegnarci. Non a caso mi sto appassionando sempre più alla “Biomimicry”, termine inglese che indica appunto l'esaminare la natura, i suoi processi, materiali, modelli e sistemi per poi cercare di emularli e prenderne ispirazione per risolvere problemi umani. Il resto poi si tratta di sviluppare diverse idee e soluzioni, perfezionando le forme, e selezionando materiali e colori adatti.
Libro fondamentale sul tema e di grandissimo aiuto su come svolgere un progetto è stato “Da cosa nasce cosa” di Bruno Munari.
3. Che importanza hanno nella tua progettazione materiali e componenti?
Materiali e componenti sono importantissimi, e possono essere un punto di inizio o dettaglio finale fondamentale per ogni progetto.
A volte è il materiale stesso che imponendo certi limiti spinge il progetto in una determinata direzione, mentre altre volte sono le caratteristiche estetiche o funzionali del materiale che completano o ispirano forma e funzione finale del progetto.
4. Sai costruire materialmente i prodotti che progetti?
Molti dei miei progetti ho avuto la fortuna di potermeli costruire nelle varie officine, per altri invece, dove anche la prototipazione richiederebbe macchinari e procedimenti complessi e costosi si ricorre al 3D.
5. Com’è nella tua esperienza il rapporto progettista-impresa in italia? E cosa lo renderebbe migliore?
Il rapporto progettista-impresa per i giovani designer penso sia un po' complesso e non ben regolamentato al momento. La cosa fondamentale per una buona riuscita è mettere sempre e comunque come priorità la passione in quello che si fa.
Una cosa molto attuale ed interessante, è che il significato di progettista ed impresa si stanno avvicinando sempre più, notando che molti progettisti sempre più spesso hanno una propria produzione. Questo indubbiamente alza la qualità e la cura nel prodotto finale.
6. Cosa fa di te un designer?
La grande curiosità per tutto e l'amore per il dettaglio.
7. Qual’è secondo te la maggiore difficoltà di fare Design oggi?
Secondo il mio punto di vista, la maggiore difficoltà di fare design oggi è forse proprio il poter fare design, ossia la mancanza della possibilità di maturare esperienza per i giovani designer, e per giovani, come accade all'estero ma non in Italia, intendo designer perlopiù neolaureati.
Oggi inoltre, design e designer sono parole eccessivamente abusate, ed oltre ad essere un problema che confonde molti utenti finali, fare design è divenuto più una moda che una passione.
8. Qual’è il prodotto/progettista che rappresenta il tuo ideale di Design?
Di progettisti che rappresentano il mio ideale e a cui mi ispiro ce ne sono diversi.
Naoto Fukasawa e Jasper Morrison per il loro stile “super normale” e pulito; Dieter Rams e Industrial Facility per la loro filosofia orientata al funzionalismo del “form follows function”, ma anche Luca Nichetto e i fratelli Bouroullec per il modo in cui utilizzano e fondono materiali e colori.
9. L’oggetto che possiedi a cui sei più legato?
Al momento, il libro della biografia di Steve Jobs scritto da Walter Isaacson.
10. Se dico Italia, cosa pensi?
In modo un po' superficiale penso subito a sole, mare e buon cibo…
Ma se penso ad Italia mi viene in mente soprattutto creatività, ricerca, cultura, artigianato, tradizione, coraggio e spirito imprenditoriale, che ultimamente stiamo un po' sottovalutando ma che dovremo invece rivalutare ed esserne orgogliosi.
Biografia:
Stefano Merlo nasce a Valdobbiadene (TV) nel 1985. Si laurea in Design e Arte presso la Libera Università di Bolzano nel 2008, la sua formazione si arricchisce con 6 mesi di Erasmus presso la Design Academy di Eindhoven, dove fa ritorno per un master post laurea.
Inizia la carriera lavorativa con diversi lavori di grafica, ai quali alterna la partecipazione a diversi concorsi che non hanno mancato di riconoscerne il talento; Stefano Merlo ha infatti vinto diversi premi internazionali di design: è stato premiato per 3 volte dalla spagnola Gandia Blasco con 2 premi e una menzione d'onore; nel 2008 arriva la selezione tra i migliori 100 design dell'anno secondo HugoCreate di HUGO fragrancies.
Ritorna poi all’università come assistente per due anni, attualmente lavora come designer di prodotto e comunicazione, esponendo in mostre internazionali come "YDMI for Europe" alla fiera Abitare il Tempo di Verona, "D3 Design talents" alla IMM Cologne (DE), "Tabula Rara" allo Spazio Rossana Orlandi, "Design Biennale di Gwangju" (Korea del Sud) e alla mostra “The Design and the Nature” commissionata da L'Uomo Vogue e Yamamay alla Galleria Cardi di Milano.
I suoi lavori sono pubblicati in libri e riviste di tutto il mondo, tra i quali Icon Magazine, L'Uomo Vogue, Vanity Fair, Eigen Huis & Interieur e Living Etc.